ANDREA STERPA arte

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Intervista a Sabrina Ortolani

di Andrea Sterpa
17 settembre 2006

AS: Cosa conta davvero in arte?
SO: Arte è una parola generica … troppo usata e abusata … il senso ormai si perde.
Il tentativo di “udire” musica dove in genere c’è silenzio … scorgere l’invisibile (apparente) … tentare di dipingere un “fantasma interno” … tutto rapportato alle circostanze … perché tutto è “assurdo” relativamente.
AS: E tu come ti poni innanzi a questo “assurdo”?
SO: Tutti noi abbiamo una visione personale del mondo. Io dipingo quello che vedo e che mi affascina … le forme marginali … l’estetica … il silenzio … l’usura e l’abbandono. Questo è il mio “assurdo relativo”. Tu ti domandi spesso cos’è l’arte? Cosa conta in arte?
Inutile cercare una ragione, si perde la spontaneità … quella vera non predeterminata … quella che ti induce anche all’errore … l’istinto s’affievolisce, l’ispirazione diventa povera e il cuore manca di slancio … in questo senso “la ragione è nemica dell’arte”, citando Ensor.
AS: Se fossi un critico, che definizione daresti dei tuoi lavori?
SO: Mi sembra di averlo già spiegato. Comunque non mi piace parlare troppo di questo … i lavori parlano da soli … se hanno da dire qualcosa la dicono, ripeto, non ricerco mai a tutti i costi una definizione, una ragione o un perché. Comunque non sono un critico.. quindi certe domande non me le pongo.
AS: Perché la descrizione delle periferie nei tuoi lavori? Quando è nata questa idea?
SO: Abito nella zona sud-est di Roma … sono cresciuta con queste forme negli occhi … ma non è solo per la prossimità geografica, ma per l’apparente marginalità … il silenzio e il rumore, l’ordine e il disordine che ispirano certe forme … e in tutto questo non è mia intenzione rappresentare una realtà fatiscente … non c’è pessimismo.

AS: Come vivi il rapporto con i galleristi?
SO: Non lo vivo.
AS: Lavori regolarmente, organizzi la tua giornata secondo un programma, o agisci in maniera spontanea?
SO: Non lavoro regolarmente, in genere dipingo quando mi sento (a parte quando lavoro su commissione) non organizzo la mia giornata secondo un programma.
AS: Esporre le tue opere ad una mostra significa esporre le tue emozioni?
SO: Si certo, infatti mi imbarazza molto “essere presente”, è come un mettersi a nudo.
AS: Chi è il fruitore ideale delle tue opere?
SO: Non credo esista un fruitore ideale tutti sono capaci di osservare.
AS: In quale direzione si muove la tua ricerca? E il tuo prossimo progetto?
SO: Credo di aver già spiegato in quale direzione (se così si può dire) si muove la mia ricerca … il mio progetto più immediato è quello di ritornare ad affrontare la figura umana.

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