ANDREA STERPA arte

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Intervista ad Andrea Sterpa

di Valerio Ceci
“Raccontare il nostro tempo” – Controvoce 09 settembre 2006

VC: Andrea, come è nata la tua passione per la pittura e per l’arte in generale?
AS: Mah, non saprei con precisione. So che fin da piccolissimo avevo già la passione del disegno e della pittura. Però la vera spinta è venuta sicuramente da più grande, quando ho iniziato a frequentare l’arte del Novecento. Ricordo di aver visitato moltissime mostre e gallerie d’arte, mi sono informato e ho studiato la storia in maniera più rigorosa. E da quel momento, una decina d’anni fa, ho iniziato consapevolmente un percorso che definirei professionale.
VC: Che cos’è l’arte secondo te?
AS: L’arte è fatta dagli artisti. E gli artisti sono tutti coloro che tramite qualsiasi linguaggio espressivo raccontano il loro tempo. Il tempo in cui vivono. Questo può avvenire più o meno volontariamente a seconda dei casi. Tuttavia quello della comprensione del proprio tempo credo sia il metro di separazione più valido tra ciò che è realmente arte e ciò che invece è mera tecnica.
VC: Quali sono gli artisti che più ami e che più hanno influito nella tua formazione?
AS: Sicuramente le avanguardie storiche hanno influito molto nella mia formazione artistica. Amo ad esempio il Dadaismo, la Pop Art e l’arte concettuale degli anni sessanta. In particolar modo adesso guardo all’arte contemporanea che è fatta di fotografia, di video e installazioni. Penso ad artisti fondamentali come Matthew Barney o Maurizio Cattelan tanto per citare un nome italiano.
VC: Ho notato che spazi tra diverse tecniche: dipingi, fai video installazioni, fotografie. C’è una tecnica che prediligi?
AS: La pittura è probabilmente la tecnica con cui riesco ad esprimermi meglio, ma mi piace molto sperimentare e quindi dedicarmi anche alla fotografia e a tutto il resto. Secondo me è sempre una buona cosa saper padroneggiare diverse tecniche. Credo che saper collegare il maggior numero di tecniche e di capacità espressive non sia affatto un limite, anzi credo che porti l’artista ad un ampliamento esponenziale della sua capacità creativa ed espressiva. Per questo motivo ad esempio ho sempre amato il collage e non disdegno di completare alcuni miei lavori con fotografie o quanto altro mi venga in mente.
VC: Appartieni ad una scuola?
AS: No, non faccio parte di nessuna scuola né tanto meno di circoli artistici. Ma non è una mia scelta, o meglio, non è che io sia contrario. Credo semplicemente che l’arte contemporanea non abbia bisogno di scuole. Storicamente le scuole sono sopravvissute fino agli anni ottanta. Oggi semmai esistono dei circuiti aperti all’interno dei quali gli artisti si muovono molto liberamente. E una causa evidente di ciò è che oggi disponiamo di mezzi di comunicazione molto più potenti che nel recente passato. Ma la comunicazione che avviene è certamente di un altro tipo. Internet ad esempio è stupefacente per la velocità con cui connette utenti tra di loro e per la vastità dei suoi collegamenti, ma stabilisce rapporti solo in apparenza. In realtà si è tanti e si comunica, ma per lo più si è tutti soli, ognuno pensa a se stesso.
VC: Come definiresti la tua arte?
AS: La mia arte è fondamentalmente basata sulla ricerca della personalità. Cioè in due parole quello che mi interessa sono le nostre reazioni emotive alla realtà che ci circonda, gli stati d’animo dell’uomo comune contemporaneo. In un certo senso è proprio a questo che allude il titolo della mia ultima mostra qui all’Associazione ZonaImmagine.
VC: Già, “WEB NO VIP”. Spiegami. Cosa significa?
AS: Significa semplicemente che ho voluto dare visibilità con i miei ultimi lavori a un mondo sotterraneo e sconosciuto di artisti che ho frequentato nel web. Le facce che vedi ritratte nei miei ultimi quadri sono infatti i loro volti, gli sguardi virtuali di artisti semisconosciuti proprio come me.
VC: E’ importante per un artista essere apprezzato? O meglio, sapere di essere apprezzato?
AS: Si, decisamente. Addirittura secondo me ci si può dire veramente artisti soltanto quando si è apprezzati da un pubblico significativo. Sembrerà banale dirlo ma un’opera d’arte non può fare a meno di un pubblico o comunque di un destinatario anche perché il pubblico è quello che da un senso all’opera d’arte, un senso che l’artista non saprebbe dare.
VC: Dammi una chiave di lettura per i tuoi quadri.
AS: Non c’è. Credo che ognuno dovrebbe cercarla ogni volta che si mette di fronte ad un’opera di qualsiasi genere.
VC: A chi credi che le tue opere siano rivolte? C’è un osservatore ideale?
AS: No non c’è un osservatore ideale. I miei quadri e le mie opere sono rivolti indistintamente a tutti.
VC: Mai fatto un autoritratto?
AS: De Chirico amava farsi gli autoritratti, io non l’ho mai fatto.

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