ANDREA STERPA arte

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“Stati d’Animo” di Stefano Cianti e Alessandra Sterpa

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Sabato 10 dicembre 2016 alle 17.30, a Ronciglione (VT), in Piazza Principe di Napoli presso lo spazio espositivo della Associazione Art & Vision, nell’ambito del Cubo Festival, i colori del pittore Stefano Cianti si uniranno ai suoni dell’organetto di Alessandra Sterpa, in una Performance che parla di … “Stati d’Animo”.

Stefano Cianti Dopo aver conseguito il diploma di maestro d’arte nel settore “ceramica” presso l’istituto d’arte di Civita Castellana (VT) si iscrive all’Accademia di Belle Arti “Lorenzo da Viterbo”. Nel 1997 consegue il diploma di laurea presso l’accademia viterbese dopo aver trascorso, ai fini della stesura della tesi, un periodo di studio nella Nuova Accademia di Milano. Artista poliedrico, Stefano Cianti, si esprime con diverse tecniche. Il suo lavoro spazia dalla decorazione artistica per luoghi pubblici e privati alla creazione di oggetti in ceramica (complementi d’arredo e sculture) e alla pittura a grisaglia su vetro. Nella ricerca l’interesse di Stefano Cianti è rivolto verso le infinite possibilità espressive della pittura e della scultura.

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Alessandra Sterpa approda all’organetto (fisarmonica diatonica) nel 2001, studiando inizialmente col M’ Pino Pontuali, successivamente con altri grandi Maestri dello strumento, Stefano Delvecchio (Ciuma), Mario Salvi, Roberto Tombesi, partendo da un repertorio popolare prettamente italiano, per poi spaziare nelle sonorità francesi e oltralpe, tuttora fulcro dei suoi approfondimenti. Sfruttando la versatilità dello strumento, spaziando dalla musica da ballo a quella d’ascolto e d’atmosfera, ha dato vita a molteplici formazioni tra cui duo D’Altri Tempi, duo Waltzeranda, esibendosi in Italia ed all’estero, Germania, Belgio e Istria e partecipando a numerose manifestazioni, tra cui il Festival dell’Improvisazione Contadina, Bracciano (RM), “Arti e mestieri al Castello”, Candelara (PU), Auditorium SPMT (RM), Auditorium di Bracciano (RM). Ha collaborato e collabora con compagnie teatrali, ricevendo premi e riconoscimenti nell’ambito della Rassegna Phersu d’Argento. È arrangiatrice di brani originali del Volo Pindarico, il cui repertorio spazia tra canti poetici, liriche filosofiche, esibendosi in teatri e locali di Roma e provincia.

Stefano Cianti live painting
Alessandra Sterpa Organetto

Art & Vision Associazione Culturale
Piazza Principe di Napoli, 19, Ronciglione (VT)
10 DICEMBRE ore 17.30 INGRESSO LIBERO

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Dopo 6 mesi di stop si riprende

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Assomiglio a una tartaruga, l’inverno vado in letargo, poi mi risveglio, forse col pennello in mano, e iniziano a frullarmi per la testa strane idee da imprimere sulla tela, sulla carta, concorsi a cui partecipare, uccellini che mi mandano inviti per future mostre alle quali, probabilmente, sarò chiamato a partecipare.

La tartaruga si è svegliata e il primo appuntamento è con il concorso/esposizione “VentiperVenti” organizzato da Lineadarte Officina Creativa degli artisti Giovanna e Gennaro che ebbi modo di conoscere qualche anno fa. Al lavoro dunque.

In vendita su eBay

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Per i prossimi 10 giorni su eBay potrete trovare una sessantina di opere di Andrea Sterpa in vendita a prezzi favorevolissimi. Approfittatene.

Pausa, e poi via!

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Pausa. Sì! Di un paio di settimane dall’ultima opera che ho realizzato. Succede quasi sempre così: quando realizzo qualche cosa che non mi soddisfa mi areno, mi fermo, rifletto, ho voglia di migliorarmi, quel che verrà verrà, anche se quasi sempre la pausa porta a qualche cosa di migliore. E dunque Pausa, e poi via!

L’arte attorno al MACRO

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Vai a Roma e visiti il MACRO. Dentro puoi visitare la mostra di Gastone Novelli che imita ciò che faccio (lol), Nagasawa con le travi impossibili, Boetti con i codici complessi, Yoko Ono e Marina Abramovic, una difronte l’altra, tra minerali e tele, Trevisani con fiori mutanti.

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Fuori, attorno al MACRO, tutto un mondo particolare, quello di OZMO, di Sten e Lex, di Sten, di Arthur Duff.

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Vezzoli oscura Boetti

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Non me ne vogliano gli addetti ai lavori per questo titolo esagerato, ma dopo la visita odierna al MAXXI non ho altre parole se non queste. “Galleria Vezzoli” batte “Alighiero Boetti a Roma” di gran lunga. La mostra di Boetti, da molti descritta come insufficiente per una personale istituzionale al MAXXI, effettivamente sembra composta da pochi pezzi, non tutti eccezionali e si perde tra un quadro di Francesco Clemente e le fotografie di Luigi Ontani.

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La mostra di Francesco Vezzoli invece è forte, intensa, toccante, ricca di fotografie, ricami, video e video installazioni che nel complesso risultano essere più suggestive del percorso espositivo di Boetti. La mostra di Vezzoli si snoda attraverso diversi ambienti fino ad arrivare al doppio cinema, quello reale un po’ trash e quello opposto, con la scritta FINE sullo schermo e decine di sedie vuote ma piene dell’immagine iconoclastica dei suoi personaggi con occhi lacrimanti o ciglia con brillantini.

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Il resto al MAXXI lo fanno le fotografie di Luigi Ghirri e le spettacolari installazioni di Fiona Tan nella mostra “Inventary”

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Non so come andare avanti

Da quasi una settimana mi sono bloccato su un paio di quadri e non riesco ad andare avanti. Aggiungo colore e tolgo colore, aggiungo colore e tolgo colore. Ma la soluzione sembra essere lontana. Possibile che sia a portata di mano e io non riesca a vederla? Sicuramente sarà così e immagino che il problema non sia tanto sul colore quanto sul mancato inserimento di microinterventi di carta. Infatti una cosa che riscontro spesso nelle mie opere di ultima generazione, quelle appartenenti al progetto “Memory” seconda fase per intenderci, è la difficoltà nel concepire l’opera quando intervengo con piccole campiture di colore e grandi spazi dedicati alla carta. Quello di cui hanno bisogno le mie opere, credo, sia di un equilibrio tra colore e carta. Non parlo di contenuti o di accostamenti cromatici ma proprio di superfici destinate al colore e superfici destinate alla carta. Più un’opera viene realizzata su di un formato piccolo, più tendo a ridurre la superficie delle campiture di colore e questo, immagino, sia un problema per il risultato finale. Lo sto riscontrando in tutte le opere in cui, al di là del formato della tela, do molto spazio e risalto al colore, alla colatura e alla materia da dedicandogli poca superficie.

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Un caso esplicito per intenderci l’ho riscontrato nell’opera “Family” che vista da dentro, con gli occhi di chi l’ha realizzata, è molto diversa dalle altre realizzate poco prima o poco dopo. Molte piccole campiture lasciano inevitabilmente molto spazio al bianco che riempie, si snoda, evidenzia e si insinua lasciando troppo spesso una grande scia della propria presenza. Credo che la carta dovrebbe equilibrare gli schemi con una maggiore presenza sul campo e che le campiture di colore, siano esse bianche o colorate, debbano riempire spazi più grandi. Forse anche la presenza massiccia di più colori disturba la visione globale dell’insieme, sia essa una “memoria”, un “frammento” o un semplice composto di idee più o meno ben congeniate e strutturate.

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da questa situazione in cui la carta è stata applicata alle due tele in oggetto,

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si è passati a questa situazione in cui la carta ha perso il suo dominio, ha lasciato lo spazio al colore che prepotentemente ha invaso in maniera indiscriminata gli spazi, occupando piccole superfici che creano un caos pazzesco. Recuperare una situazione del genere non è facile e come accennavo sopra ho tentato col colore e non colore a rimediare e restringere il campo d’azione visiva del colore, ma il risultato ottenuto non mi convince e mi chiedo se debba nuovamente intervenire apponendo nuova carta e dunque, nuovi contenuti.